Emozioni Silenziose

A un anno dalla scomparsa di Lorenzo Tomada ci troviamo a cercare qualcosa che possa rinforzare il ricordo che di lui conserviamo.

Ed ecco le foto, conservate nel suo computer e ancora visibili sui social media che Lorenzo frequentava con tanta passione, trascrizione puntuale dei suoi interessi e delle sue “emozioni silenziose” che ci siamo permessi di accompagnare con la musica e i video da lui preferiti. A noi sembra, attraverso tutto questo, di essere riusciti a costruire un profilo, seppur parziale, per far conoscere Lorenzo anche a chi non ha avuto la fortuna di incontrarlo.

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Una scelta è sempre arbitraria. Tra le tantissime foto che Lorenzo ha lasciato si è voluto sceglierne alcune che ci pare rappresentino maggiormente i suoi campi di interesse: il paesaggio, la natura, i confronti cromatici, la testura di superci nuove o segnate dal tempo, i microscopici mondi rivelati dall’esplorazione di minuti oggetti, le luci, le ombre e le atmosfere soffuse del bianco e nero.

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Un libro, voluto e realizzato dai compagni di lavoro della Cogito. raccoglie le foto delle mostre e ne propone altre ancora.
… Abbiamo costruito la Cogito insieme: un posto dove era importante lavorare ma soprattutto stare sereni. (…) Aveva un cuore grande, che lo rendeva esempio di disponibilità per tutti noi: non esistevano ruoli, ma solo cose da fare.

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La presenza digitale. Rimangono ancora, nel profondo del web, i segni dell’intensa attività di Lorenzo su numerosi social media, tra questi Flickr e Instagram per le foto, Twitter per il microblogging, YouTube per la condivisione di video. Oltre all’interesse per gli aspetti che riguardano il suo mestiere, l’informatica, si coglie un’attenzione ai problemi della società e alcune intense passioni, tra queste, lo Spazio e l’Universo e, naturalmente, la musica, in un arco che va da Bach a Imogen Heap. Un computer ci permette di esplorare in dettaglio questa vasta eredità digitale e di conoscere meglio Lorenzo e quella che era la sua visione del mondo.

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La presenza suggerita. In uno spazio volutamente separato il visitatore viene invitato a entrare in relazione con “le cose” di Lorenzo e attraverso di esse, forse, interagire con lui.

Sullo schermo si susseguono le foto da lui realizzate e ritrovate nel web e nel suo archivio; in sottofondo la musica tratta da video da lui apprezzati e condivisi, sul tavolo grande alcuni dei suoi libri: Asimov, London, la Bibbia in friulano … numerosi LP: Bach, Davis …
Su un piccolo tavolo il notebook e altri oggetti personali, la macchina fotograca, i suoi occhiali, … e sulla sedia la sua inconfondibile giacca rossa.

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Un ramo di melo fiorito … il volo di un gabbiano: la fugacità della bellezza.P1010311

Enzo Morson – Strutture Geodetiche

Q74A4452Da molti anni Enzo Morson porta avanti una ricerca personalissima sulle forme geodetiche e sulle possibilità che offrono di realizzare grandi strutture o addirittura case di abitazione.
Dall’incontro con un oggetto avente queste forme prende avvio una ricerca empirica delle regole e relazioni che sottendono alle strutture di questo tipo e che lo portano a realizzare curatissimi modelli in legno.
Solo più avanti egli scoprirà che Buckminster Fuller, inventore, architetto e filosofo americano, è stato l’ideatore e lo sviluppatore delle “cupole geodetiche”, strutture molto
leggere e robuste, basate su forme geometriche che trovano anche diretto riferimento nella natura.

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Pannello informativo all’ingresso della mostra

Ed è proprio nel ricordo di Richard Buckminster Fuller, il 12 luglio 2015, esattamente a 120 anni dalla sua nascita, che viene inaugurata la mostra di Enzo Morson.

Domenica 12 luglio 2015 ore 18.00
Galleria Civica d’Arte “Celso e Giovanni Costantini” (Castions di Zoippola)

  • Inaugurazione della mostra di modelli di strutture geodetiche di Enzo Morson
  • L’opera e l’eredità di Buckminster Fuller a 120 anni dalla sua nascita
  • La ricerca personale di Enzo Morson

Domenica 12 luglio 2015 ore 19.00
Casa Morson (via Casarsa 86, Orcenico Superiore)

  • Inaugurazione della grande struttura geodetica realizzata nel prato adiacente alla casa

La mostra è realizzata in collaborazione con il Comune di Zoppola e la Galleria Civica d’Arte “Celso e Giovanni Costantini”.

Immagini dell’inaugurazione e dell’allestimento

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Mostra Angiolo D’Andrea Illustratore

In contemporanea con la grande mostra Angiolo D’Andrea 1880-1942 – La riscoperta di un maestro tra Simbolismo e Novecento, a cura di Luciano Caramel e promossa dalla Fondazione Bracco in collaborazione con il Comune di Pordenone, che dal 10 aprile al 21 settembre 2014 sarà ospitata nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”, si rende ulteriore omaggio all’artista di Rauscedo per iniziativa dell’Amministrazione Comunale di San Giorgio della Richinvelda.

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Allestita nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale, questa esposizione intende presentare al pubblico un aspetto ancora poco noto del poliedrico artefice approfondendo la sua attività d’illustratore per l’editoria. In mostra è esposta una significativa silloge di volumi e riviste dalle copertine illustrate da Angiolo D’Andrea, pubblicazioni peraltro date alle stampe dai maggiori editori del tempo. A queste opere si affianca una serie di splendide tavole disegnate per prestigiose riviste dell’epoca quali “Arte Italiana Decorativa e Industriale” e “Modelli d’Arte Decorativa”.

http://chiarasroom.files.wordpress.com/2014/04/p1000456.jpgFanno bella mostra anche oggetti e documenti riguardanti l’artista, un intenso Autoritratto con tavolozza e alcuni modelli stampati su carta desunti da stoffe disegnate dal pittore rauscedano. E ancora, si rammenta l’esposizione di un mosaico realizzato da Lucio Bertoia che riproduce un significativo particolare dei celebri mosaici ornanti le pareti dello storico Bar Camparino di Milano, opera musiva anch’essa realizzata (nel 1915) su disegno del genio di Angiolo.

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Accompagna l’esposizione un catalogo scritto da Stefano Aloisi, con prefazione di Luciano Caramel, dove lo studioso ripercorre le vicende relative all’attività d’illustratore del D’Andrea, inserendo tale operosità nel più vasto contesto italiano e con utili raffronti con quanto al tempo si andava proponendo negli scenari dell’illustrazione europea.
La mostra organizzata dal Comune di San Giorgio della Richinvelda si avvale della sensibilità dei vari sponsor: Friulovest Banca, Vivai Cooperativi di Rauscedo e Cantina Rauscedo.
L’inaugurazione è sabato 10 aprile alle ore 11 e la mostra sarà poi aperta dal 12 aprile al 21 settembre nei giorni di lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle ore 9.30 alle 12.30 (giovedì chiuso),  nel giorno di mercoledì è prevista anche l’apertura pomeridiana dalle ore 15.30 alle 18.00. Domenica 13 aprile e la prima domenica di ogni mese sarà possibile visitare la mostra dalle ore 15.30 alle 18.00.
Visite guidate ai “luoghi di Angiolo” a Rauscedo, saranno svolte, su prenotazione, la prima domenica di ogni mese dalle ore 15.30 alle 18.00.

Conversazioni su Jacopo D’Andrea

Jacopo D’ Andrea

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Rauscedo 1819 – Venezia 2006

Iniziative per ricordare il pittore Jacopo D’Andrea nel centenario della morte

Cent’anni fa, Il 22 novembre 1906, si spegneva a Venezia il pittore Jacopo D’Andrea.
Nato a Rauscedo nel 1819 da una famiglia di umili origini, Jacopo D’Andrea si distingue fin da ragazzo per le sue doti artistiche che gli consentono di iscriversi, nel 1835, all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Le sue promettenti capacità non mancano di raccogliere i meritati successi tanto che i suoi lavori ottengono le lodi della critica coeva e l’interesse di importanti acquirenti. Nel 1847 si reca a Roma, dove studia e lavora per un triennio, inviando a Venezia alcuni significativi saggi pittorici a testimonianza dei progressi artistici compiuti.
Rientrato nella città lagunare, riprende a lavorare partecipando alle esposizioni accademiche, riuscendo ad ottenere alcuni importanti riconoscimenti ufficiali suggellati, nel 1855, dalla commissione, da parte dell’imperatore Francesco Giuseppe I, di un dipinto di grandi dimensioni raffigurante Giovanni Bellini e Alberto Durero festeggiati dagli artisti veneziani. Segue la permanenza a Parigi, sempre su richiesta del governo austriaco, per la realizzazione di copie di opere del Veronese asportate da Napoleone ed esposte al Louvre da riportare a Palazzo Ducale.
Rientrato a Venezia continua l’intensa attività fino ad ottenere, nel 1872, la cattedra di Elementi di Figura nell’Accademia di Belle Arti di Venezia, succedendo a Michelangelo Grigoletti.

Per ricordare questo illustre concittadino è nato un comitato che si propone di riscrivere il profilo biografico e artistico del pittore realizzando una pubblicazione che presenti anche alcune delle opere e documenti più importanti conservati dagli eredi e solo recentemente divenuti accessibili, di organizzare una serata a San Giorgio della Richinvelda con esposizione di alcune opere presenti nel territorio e presentazione a video di alcune opere e documenti non ancora noti (24 novembre alle ore 20.30), di esporre al pubblico, nel Museo Civico di Pordenone, due significative opere del D’Andrea recentemente acquisite (il 30 novembre alle ore 17).

Fanno parte del comitato, fra altri, Ada Rosa Cellie Bassani, pronipote di Jacopo D’Andrea; Gilberto Ganzer, direttore del Museo Civico di Pordenone; Vania Gransinigh, ricercatrice e storico dell’arte; Stefano Aloisi, ricercatore; Luigi Luchini e Vannes Chiandotto, ricercatori e e storici; il Comune di San Giorgio della Richinvelda che assicura il patrocinio e contribuisce al sostegno dell’iniziativa.

La Banca di Credito Cooperativo di San Giorgio e Meduno, confermando la particolare attenzione da sempre rivolta ai progetti di riscoperta e valorizzazione di personaggi importanti del territorio, ha assicurato la sua sponsorizzazione.

L’ immagine rappresenta una delle opere recentemente riscoperte.

Altre informazioni sull’artista e immagini dei suoi quadri sulle seguenti pubblicazioni:

Jacopo D’Andrea pittore dell’ottocento a Venezia

Jacopo D’Andrea tra storia e romanticismo

Angiolo D’Andrea 1880-1942 – Mostra delle opere

 Angiolo D’Andrea 

“colorista audace ed eccezionale”

1880-1942


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Natura morta: immagine guida della mostra

Il 21 Dicembre 2002 San Giorgio della Richinvelda ha ricordato l’artista a 60 anni dalla sua scomparsa con una monografia curata da Stefano Aloisi, una mostra di sue opere provenienti da collezioni locali, una presentazione su CD-Rom e con queste pagine web.

E’ stato inoltre coinvolto lo studio Rizzin Mosaici di Irene Rizzin per una reinterpretazione in mosaico di un lavoro del D’Andrea, nel ricordo di quella che è forse l’opera più visibile e nota al grande pubblico, il mosaico alle pareti del Caffè Miani in Galleria a Milano.

Pubblichiamo qui di seguito alcune immagini di opere significative che consentono di cogliere la grande originalità di questo pittore, nato a Rauscedo nel 1880, esponente di spicco della Milano artistica degli anni 20 e 30, ed uno scritto dall’architetto G. Arata che ne traccia un profilo umano ed artistico.


 

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mosaico del Caffè Miani in Galleria (particolare)

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ritratto di signora

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ulivi saraceni

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paesaggio trentino

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autoritratto con zucchetto verde


ANGIOLO D’ANDREA

(…) nelle espressioni pittoriche formali, nei valori cromatici, nelle linee e nei chiaroscuri, si avvicina al Carpi per serietà e nobiltà di spirito. Tra i meandri perscrutabili dell’arte sa scoprire anche egli quello che l’arte ha di vitale e di palpitante. Ma la volontà coordinatrice di Angiolo D’Andrea non si limita a sfruttare una sola delle risorse individuali: il suo ingegno poliedrico e multiforme e la sua mentalità nutrita di saldi studi, lo trasportano a ricerche che rivelano quali immagini nuove e quali risultati inaspettati sappia raggiungere colui che, cautamente, sa insinuarsi tra le recondite bellezze della pittura.
Perció del paesaggio vi dà con colori vivacissimi tutte le bellezze incomparabili e le piú tenui vibrazioni luminose, della materia inorganica il balenio fuggitivo dei riflessi e le caratteristiche piú strane, della decorazione le combinazioni piú seducenti, del disegno le velature piú ricercate e le sfumature piú misteriose.
Tutto si trasforma attraverso il giuoco della sua fantasia: anche le cose piú umili si traducono in altrettante immagini pittoresche e acquistano, attraverso la di lui valorizzazione oggettiva, una preziosità che la natura stessa non ha saputo dargli.
Un singolare esempio di quanto veniamo dicendo, l’abbiamo nel quadro intitolato «Tesoro» dove l’artista si diverte ad accostare i colori piú smaglianti e piú inaspettati della madreperla.
Nonostante peró tutta un’attività molteplice, sparsa in una ricca serie di lavori eseguiti in questi ultimi anni, il D’Andrea è maggiormente noto come paesista; ed in questa mostra personale non espone che una serie di impressioni e di paesaggi tra i quali le due grandi tele – Lago di Nemi (premiata col «Fumagalli» in una delle biennali milanesi) e Passato inverno – altra pregevole composizione paesistica che faceva parte di un gruppo di opere, esposte anch’esse a Milano, di cui una trovasi attualmente nella Galleria del Castello Sforzesco.
Il Tempio e la Steccata di Parma, opere del medesimo periodo colpiscono l’osservatore, ancora piú delle precedenti, sia per l’effetto immediato della loro esauriente tecnica che per il caratteristico fascino degli accordi cromatici; e, anche, per una particolare disposizione euritmica dei «vuoti e dei pieni» che danno una singolare originalità a tutto l’insieme. Infatti, gli scorci prospettici e le masse architettoniche, che in ognuno di questi quadri seguono oggettivamente le linee ed i piani che si vedono nel vero, assumono uno strano aspetto di cose fantastiche ed immaginarie.
Ma dove il giovane pittore sa fondere mirabilmente in una sintesi serrata i rapporti coloristici della materia inerte con la mobilità velocissima dei riflessi che la luce proietta sulla materia stessa, è nei quadri da lui eseguiti durante le peregrinazioni militari dei lunghi anni di guerra.
L’Adunata, il Ceolin, Mare di nebbia, il Civaron, ed alcune impressioni di Sicilia, ispirate dalla paradossale struttura di ulivi millenari tormentati e logorati dal tempo, costituiscono un gruppo di opere le quali segnano anche per D’Andrea una notevolissima conquista verso una visione personale e potentissima del vero.
I disegni incisivi e morbidi – elaborati pazientemente come preparazione parziale dei quadri – e le innumerevoli impressioni, difficile a descriversi ad una ad una tanta è la varietà di composizione, di forma e di tonalità che in esse si riscontrano, sono narrazioni di sottile poesia e si ammirano come si ammira uno strano gioiello composto di pietre rare e preziose.
L’alto valore di questo sensibilissimo artista, si rivela appunto nel saper cogliere gli effetti pittorici di un paesaggio nelle sue alterazioni fugaci e di fissarlo con sintesi rapidissima nei suoi contrasti piú armonici. Altipiani ampi ed ondulati, rupi squallide ed aspre, chine molli cosparse di ulivi, pianure vaste tormentate da iridescenti corsi d’acqua, cieli visti attraverso le continue sfumature, nature morte, curiosità folkloristiche, sono temi da lui svolti con una valutazione acuta e misurata e con una così curiosa ricerca personale che rivelano un talento di primissimo ordine.
Questo suo studio analitico, e questa sua valutazione dei fenomeni coloristici, lo hanno portato a concepire una forma di arte decorativa genialissima che ha per capisaldi non il solito schema classico, basato su formole tradizionali, ma su una intelaiatura bizzarra di linee tutte cosparse di accostamenti coloristici strani i quali, fondendosi con tutto l’ insieme, danno un’unità di stile espressivo, nuovo ed originale.
E qui, a Milano, dove D’Andrea vive e lavora da parecchi anni, vi sono già vari esempi di questo suo modo di concepire la decorazione.
Nato a Rauscedo di San Giorgio della Richinvelda, era sceso, giovanissimo, dalle pianure friulane con la febbre interiore della conquista, come quegli antichi artefici che, inconsapevoli, si sentivano attratti verso la forza irresistibile delle grandi personalità allora intente a ridare all’Italia, e per la seconda volta, una nuova arte.
Angiolo D’Andrea, nato in un’epoca in cui l’arte era ancora chiusa nella parentesi di flaccidi formalismi non si sentì attratto da nessuna di quelle personalità che altre volte sapevano rischiarare di nuova luce tutto un secolo, ma a poco a poco, con lo studio paziente e con tenacia dell’autodidatta seppe conquistarsi, tra le personalità contemporanee, uno dei primi posti.

G. U. Arata

(Vita d’Arte, n.131-132, 1918)


Immagini della presentazione della mostra e dell’allestimento 

 

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Altri documenti su Angiolo D’Andrea:

La monografia a cura di Stefano Aloisi

L’architettura attraverso l’arte dei pittori: Angiolo D’Andrea

Angiolo D’Andrea (Arte Cristiana)

Disegnatori italiani: Angiolo D’Andrea